Il grande tennista svizzero si racconta al giornalista che lo segue da anni confermando di essere «il gentleman del tennis» che tutti conosciamo e di cui tutti gli appassionati sentiranno la mancanza quando… attaccherà la racchetta al chiodo

Rene Stauffer segue da vicino la carriera di Roger Federer da quasi 25 anni. In questa biografia completa, Stauffer parla a lungo con l’uomo stesso, la sua famiglia, gli amici, gli allenatori e i rivali per dipingere un quadro senza rivali del più grande tennista di tutti i tempi.

Dai primi anni di vita a Basilea, in Svizzera, dove raccolse per la prima volta una racchetta da tennis, all’apice della sua 20esima vittoria del Grande Slam e tutti i punti intermedi, Stauffer rivela i segreti del successo di Federer, le difficoltà e i dubbi che ha affrontato e esamina l’eredità che Federer ha creato nel gioco moderno.

Roger Federer, «il gentleman del tennis», non è soltanto uno dei campioni più grandi di tutti i tempi, ma è anche un uomo molto riservato e finora non ha mai voluto scrivere la sua autobiografia. Il numero delle sue vittorie, i record che ha stabilito, le tappe entusiasmanti della sua stratosferica carriera lo hanno consacrato, come afferma John McEnroe, «la favola più fantastica del tennis degli ultimi quarant’anni». René Stauffer è uno dei pochi giornalisti che conosce direttamente il «pianeta Federer» perché ha seguito il giocatore fin da quando aveva appena quindici anni. In questa biografia «ufficiale» basata sui moltissimi incontri che nel corso degli anni hanno avuto e a cui Federer ha attivamente partecipato, c’è il ritratto di un atleta straordinario ma anche di un uomo che ha conquistato l’affetto e la stima di tutti. Roger, infatti, non solo è amatissimo da milioni di fan, ma è anche un esempio e un punto di riferimento per gli altri tennisti, grazie al suo carattere leale e pacato e all’intenso impegno sociale. In questo libro l’autore descrive il «metodo Federer», le persone, gli allenatori e i mentori che hanno accompagnato la sua carriera eccezionale e rivela perché la sua influenza nel mondo del tennis continuerà anche quando deciderà di non giocare più.

“Sono passati quasi ventitré anni dalla prima volta in cui vidi Roger Federer giocare su un campo da tennis. Ventitré anni strepitosi in cui da teenager si è trasformato nell’uomo che, dopo una lunghissima serie di successi incredibili, è riuscito nell’impresa di tornare sulla scena intemazionale in un modo ancora più incredibile. A volte non mi sembra vero di avere avuto la fortuna di seguire come giornalista, così a lungo e così da vicino, la sua favolosa carriera. In un primo momento, infatti, la mia vita aveva preso una direzione ben diversa: il tennis era soltanto la mia seconda passione, dopo l’hockey su ghiaccio. Poi scoprii il tennis club di Weinfelden, ai margini della cittadina, accanto a una fabbrica di birra e a un torrente e circondato da muri e siepi. Con i suoi tre campi e l’aspetto esclusivo – allora il tennis era riservato alle persone ricche e belle -, rimpianto mi affascinò, e tale attrattiva aumentò ulteriormente a causa dell’impossibilità, per quanto mi riguardava, di praticare quello sport: ero entrato giovanissimo nel circolo dell’hockey, e secondo i miei genitori non era ammissibile essere socio di due club. Di conseguenza, mio fratello e io giocavamo sul ghiaccio, mentre Jeannine, la nostra sorella maggiore, poteva allenarsi sui campi da tennis. Da lei, almeno, ricevevo qualche vaga notizia su questo sport e sul circolo, oltre che un pretesto per frequentarlo. Di nascosto salivo sui gradini più alti delle piccole tribune, all’inizio solo quando giocava lei e poi sempre più spesso per osservare i giocatori amatoriali. E siccome nessuno mi mandava via, scendevo più in basso e li guardavo ammirato, cercando di studiare le loro mosse e immaginando di essere al loro posto”.

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