Bambù, gusci di ostriche e tè verde… come il Giappone ha dato una nuova svolta al gin dopo il suo sbarco in Oriente portato dagli olandesi nel Seicento

Adagiata tra aride risaie che guardano l’inverno, una distilleria giapponese produce uno spirit le cui radici si trovano lontano dalla Kagoshima rurale. Nell’isola più meridionale del Giappone, Kyushu, viene distillato lo shochu, uno spirit spesso preparato da secoli con patate dolci o orzo. Ma negli ultimi cinque anni il personale della distilleria Komasa Jozo ha trasformato le proprie abilità nella produzione di shochu nella produzione di gin: “Il gin è uno spirit internazionale e il consumo di shochu è in declino, quindi questo è stato un fattore determinante:” afferma Makoto Birou, vicedirettore generale di Komasa, che è gestito dalla stessa famiglia da cinque generazioni. “È distillato, come lo shochu, il che lo rende molto più facile da preparare. Ed è per questo che il gin artigianale giapponese è di così alta qualità. Abbiamo prestato molta attenzione al gin britannico, ma la nostra intenzione non era quella di provare a copiarlo ma imparare a fare qualcosa di diverso”.

Ma è l’entusiasmante aggiunta di erbe di provenienza locale che ha sorpreso e incantato i membri della comunità internazionale del gindrinking: dagli agrumi giapponesi al tè verde e, nel caso della distilleria Sakurao di Hiroshima, i gusci di ostrica. Le tre varietà di Komasa non fanno eccezione: Sakurajima Komikan, dal nome del vicino vulcano è realizzata con il mandarino più piccolo del mondo mentre l’Hojicha, incorpora foglie di tè tostate coltivate localmente. Poi c’è l’Ichigo, parola giapponese per fragola. 

Il legame del Giappone con il gin può essere fatto risalire al periodo Edo (1603-1868), quando lo spirit fu portato alla stazione commerciale olandese sull’isola di Dejima a Nagasaki nel Kyushu. La sua moderna incarnazione sta influenzando il modo in cui viene bevuto, con molti bevitori che evitano la tradizionale acqua tonica e scelgono invece di annacquarlo o mescolarla con acqua calda…

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