L’inquinamento ambientale causa nove milioni di vittime ogni anno. Da quando la pandemia è iniziata due anni e mezzo fa, il covid ha già ucciso più di sei milioni di persone nel mondo

Secondo un nuovo rapporto di The Lancet Pollution and Health Commission, diversi tipi di inquinamento ambientale causano la morte prematura di nove milioni di persone all’anno. Questo rappresenta un decesso su sei a livello globale in un anno ed è più della somma di tutti i decessi nel 2019 attribuiti a guerra, terrorismo, Aids, tubercolosi, malaria e consumo di droghe e alcol. Paradossalmente, nonostante sia noto l’enorme impatto sulla salute di tale contaminazione, il lavoro pubblicato su The Lancet evidenzia quanto pochi siano stati fatti i progressi nella riduzione del numero di decessi causati da inquinamento negli ultimi cinque anni. In tale periodo si sono ridotti i decessi causati dai più antichi tipi di inquinamento (come la contaminazione all’interno delle abitazioni dovuta all’uso di legna da ardere o carbone, o la contaminazione dell’acqua), ma allo stesso tempo sono aumentati quelli causati da altre forme più moderne di avvelenamento, legate allo sviluppo e all’industrializzazione (come quelle provocate dal traffico motorizzato o da sostanze chimiche tossiche).

Come esseri umani non siamo bravi ad affrontare i problemi futuri, siamo più bravi a rispondere alle emergenze, ma con l’inquinamento la prevenzione è la cosa più importante. Dei diversi tipi di inquinamento analizzati, quella che causa il maggior numero di decessi annuali è quella dell’aria (6,67 milioni di morti), seguita da quella dell’acqua (1,4 milioni), quella causata dal piombo (200.000) e quella delle sostanze chimiche tossiche presenti sui posti di lavoro (870.000).

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