I robot permetteranno di reinventare la sessualità? L’industria dei sexbot (robot sessuali) oggi ha un fatturato annuo di 200 milioni di dollari, 56.000 sexbot venduti ogni anno. Se questo avviene è perché c’è la domanda (Le Temps)

Nel 2021, il 42% degli americani ha dichiarato di essere pronto ad avere una relazione sessuale con un robot e il 39% ha persino pianificato di innamorarsene… Almeno questo è quello che ha rivelato uno studio della società Tidio (specializzata in chatbot, cioè programmi per computer conversazionali). Questa fantasia ha un nome: “robotsessualità”. E contrariamente a quanto molti immaginano, questa possibilità non appartiene al lontano futuro. Già cinque anni fa, Henry stava facendo un ronzio: un robot bodybuilder 1 metro e 80, destinato alle donne, inventato dalla società RealBotix. Qui tocchiamo il nocciolo del problema: la rivoluzione sessuale ci è stata promessa per decenni, i prototipi esistono, il fascino rimane intatto. Ma, concretamente, non succede nulla. Mentre il fintech (tecnologia al servizio della finanza), il greentech (per salvare il mondo) o anche l’agritech (per coltivare le verdure) stanno fiorendo, il sextech sta crescendo.

Torniamo alle basi: un robot è un oggetto che esegue automaticamente compiti imitando le azioni umane. Nel campo della sessualità, questi compiti sono estremamente diversi e complessi: un androide erotico dovrebbe essere in grado di suscitare il desiderio, risvegliare i sensi e fornire stimoli fisici (mentre sussurra parole dolci nel cavo del nostro orecchio). Alcuni robot, come Henry, cercano di giocare su tutte queste tavole. Altri, come i giocattoli sessuali, sono limitati al campo del piacere.
Riguardo ai giocattoli sessuali, una versione “leggera” dei robot la sessualità è già ampiamente praticata, soprattutto da parte delle donne. Nel marzo 2021, un sondaggio ha rivelato che il 70% delle donne francesi aveva già fatto ricorso alla stimolazione meccanica: il mercato dei sextoy è il grande vincitore della combinazione covid + #MeToo. Questo consumo è guidato dalla curiosità, ma anche dall’efficacia di questi giocattoli: se una macchina consente di raggiungere l’orgasmo in modo affidabile e rapido, perché farne a meno?

È qui che sta la grande promessa robotsexual: piacere a bizzeffe, efficace, prevedibile, riproducibile, certamente senza magia… ma senza spiacevoli sorprese. Dormiremmo con i robot come se facessimo il caffè in cialde: potrebbe non essere il miglior caffè del mondo, ma è sempre lo stesso e non ha il sapore di un vecchio calzino. Gli altri vantaggi della robotsessualità vengono declinati in base alle specificità dei potenziali utenti: per le donne, i robot apparirebbero come partner sicuri, ma consentirebbero anche piaceri egoistici, liberi da qualsiasi esigenza di reciprocità. Da parte degli uomini, è l’argomento dell’assoluta disponibilità di robot che colpisce nel segno: risolvendo la questione della “miseria sessuale”, gli androidi offrirebbero ai più frustrati ed esclusi dal mercato sessuale uno sbocco più “etico” della pornografia o della prostituzione (almeno finché i robot non sono protetti da alcuna legislazione).
I sostenitori più entusiasti dei robot da sessualità immaginano persino un mondo libero dal flagello dello stupro. Da questo lato, purtroppo, dovremo abbandonare le nostre speranze: uno studio britannico dimostra che la tendenza all’aggressione non varia a seconda che i criminali possiedano o meno una bambola del sesso (Journal of Sex Research, 2022). I ricercatori italiani hanno anche osservato che gli abusatori sessuali sono sia poco attratti che poco convinti dall’utilità di tali sostituti (International Journal of Social Robotics, 2021).

Le femministe stesse vedono questa rivoluzione robotsexual con un occhio circospetto, perché nonostante la copertura mediatica di Henry, i robot sono piuttosto “robot”. Va detto che sia gli imprenditori sia gli ingegneri sono piuttosto uomini. Secondo il rapporto Equipop del 16 ottobre 2023, le donne costituiscono meno di un quarto dei dipendenti delle grandi aziende tecnologiche (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) in tutto il mondo. Sextech maschererebbe quindi un ” maletech “ossessionato dai desideri patriarcali, denunciato dalla britannica Kathleen Richardson, professoressa specializzata in intelligenza artificiale.

Anche il cinema non ha aspettato i progressi della robotica per affrontare il desiderio degli umani per i robot, dal classico “Blade Runner” di Ridley Scott (1982) all’ineludibile “Her” di Spike Jonze (2014)… attraverso l’ultimo film della regista tedesca Maria Schrader, “I’m Your Man” (in cui una donna vede un robot scuotere le sue certezze).

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